Minari

MINARI

Film di Lee Isaac Chung, USA, 2020

Genere: Drammatico

Durata: 115 minuti

Il minari è qualcosa di meraviglioso. È magico, va nel kimchi, nella minestra, nello stufato. È una specie di prezzemolo che cresce dappertutto ed è per tutti. Poveri e ricchi possono mangiarlo”. È così che lo spiega ai nipotini Soon-ja, una nonna – per così dire – tutto tranne che convenzionale.

La famiglia Yi si è appena trasferita dalla California all’Arkansas alla ricerca di un nuovo inizio. Jacob, padre insoddisfatto di un lavoro monotono e poco appagante, ha acquistato una casa su ruote e un terreno incolto in mezzo al nulla per coltivare prodotti tipici coreani da vendere nelle grandi città agli immigrati asiatici. È il suo ‘sogno americano’, alla ricerca di una terra promessa guadagnata con le proprie forze e capacità – ‘self-made man’ – con determinazione, coraggio e duro lavoro. Sua moglie Monica invece non crede troppo nel progetto del marito e lo mette continuamente in dubbio, delusa e preoccupata per la salute del figlioletto David, che soffre di una patologia cardiaca e che non dovrebbe stare così lontano da un ospedale. Le discussioni aumentano, il lavoro è molto e i soldi pochi, e i due decidono di far arrivare dalla Corea, ad abitare con loro e a dar loro una mano, la mamma di lei, Soon-ja…

In “Minari”, Gran premio della giuria al Sundance 2020 e Miglior film straniero ai Golden Globe 2021, Lee Isaac Chung racconta se stesso, l’infanzia sua e di un’intera seconda generazione di figli di immigrati: la religione – pur a tratti grottesca – che diventa appiglio accogliente, il cibo come punto di separazione e contatto tra culture, la malattia che non sminuisce la possibilità di incidere nella storia. Il tutto, con lo sguardo autentico di un bambino.

Nonna, tu non sei una vera nonna!”. “Com’è una vera nonna?”. “Cuoce i biscotti, non dice parolacce, e non si mette le mutande da uomo!”. La nonna – premio Oscar 2021 a Yoon Yeo-jeong – è una vera e propria scossa, l’attrice non protagonista di una frattura che diventa speranza, ricongiunzione, risurrezione.

Ricordi cos’abbiamo detto quando ci siamo sposati? Che ci saremmo trasferiti in America e ci saremmo salvati a vicenda”. “Me lo ricordo”. Perché il minari, oltre che cibo, è anche una medicina: “Se sei malato, ti fa sparire il dolore e ti guarisce, ti cura come il migliore dei dottori”. “Siamo vivi”: ricordate queste parole mentre guardate il film, uno splendido capolavoro di cinema indipendente che ci fa bene e ci ricorda che cosa è davvero essenziale.

A cura di Alberto Bisson

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